Fatti non Parole2018-08-23T12:12:47+00:00

Perché parlare di biologico
e multifunzionalità in agricoltura
nello stesso format per web e tv?

Fatti, non parole:
La Forza, Le Risorse e i Valori del Made in Italy
Biodiversity.Bio – Fondazione BioHabitat

di Marcella Marzari

Quali sono le domande che permettono di approfondire e capire come funziona il sistema del biologico italiano e soprattutto perché è così importante?

In questa sezione abbiamo voluto ripercorrere, con dati e fonti istituzionali, la traccia narrativa che porta il progetto di Biodiversity.Bio della Fondazione BioHabitat a seguire un percorso di sintesi di contenuti editoriali alla base del Format “Fatti, non parole”, cuore ed occhi del progetto.

Dal consumatore all’agricoltura biologica, passando per una radiografia della nostra Italia in ambito agricolo, dove per necessità si intrecciano gli obiettivi della multifunzionalità in agricoltura con quelli della sostenibilità ambientale per trovare, anche nel biologico uno strumento e un sistema consolidato, capace di aprire una finestra operativa e condivisa, sul futuro del Made in Italy.

Per la prima volta in Italia e solo grazie alla messa a sistema di realtà imprenditoriali, attori istituzionali, enti fiera e associazioni di categoria, seguendo una linea editoriale interdisciplinare si apre una stagione di eventi, convegni, workshop e tappe fisiche durante le più importanti Fiere internazionali di settore.

Tutti gli argomenti tracciati in questa sintesi, verranno ripercorsi negli appuntamenti delineati in: otto tavole rotonde tematiche, articoli e interviste video di approfondimento, live da eventi e convegni, rintracciabili dalla pagina facebook di Biodiversity.Bio, e i profili ufficiali.

Una storia raccontata attraverso il web, il doc-fiction e format per la tv.

SANA 2018 NEWS

Abbiamo scelto questa formula di distribuzione dell’informazione, con taglio semplice ma condivisibile, perché crediamo fermamente nelle finestre globali, con l’obiettivo di intercettare un pubblico esigente, ma poco informato e portarlo a salire insieme a noi sul Treno della Biodiversità.

Cominciamo dalla fine.

Lo stile di vita dei consumatori è cambiato, ma è stata modificata anche la filiera produttiva, l’ambiente in cui essa si genera, ossia l’agricoltura, in parte biologica, e visti i numeri dei comparti economici coinvolti, anche gli obiettivi.

Il consumatore cosa cerca?

Cominciamo con una radiografia dei consumi e in attesa dei dati di sintesi ufficiali che verranno pubblicati al SANA 2018, le fonti per facilità di comparazione, sono della fine 2017 e giugno di quest’anno.

Secondo una ricerca effettuata da NOMISMA del 16 aprile, la società che realizza attività di ricerca economica per imprese, associazioni, pubbliche amministrazioni, a livelli nazionale e internazionale, si segnala che il 58% degli italiani ritiene il “benessere” primo valore portante nelle scelte dei prodotti alimentari. Segue l’importanza della sostenibilità ambientale (39%) e infine la semplicità, intesa come assenza della artificialità per il 31% degli intervistati. Se aggiungiamo che secondo i dati Nielsen il 76% ricerca sicurezza, possiamo procedere a dettaglio. Analizza gli indici di penetrazione del bio nelle famiglie italiane l’agenzia NIELSEN, che da 90 anni fornisce dati e analisi con metodo scientifico, fornendo una fotografia precisa del nostro utente finale.

A fine giugno di quest’anno, in occasione dell’Assemblea dei Soci di AssoBio, l’Associazione Nazionale di prodotti biologici e naturali, la ricerca rivela un trend di vendite che si stabilizza intorno a una crescita del +10,5% decisamente più significativo dell’alimentare nel suo complesso, con un +2,8%.

Il biologico da solo rappresenta il 3,7% della spesa food.

Sono circa 21,8 milioni le famiglie che in un anno hanno acquistato almeno un prodotto biologico.
Di queste almeno 1,3 milioni sono i nuovi clienti abituali.
Rimangono significative le differenze territoriali dei consumi:
Penetrazione limitata al sud 2,1% ma con una crescita del +19,7%
Centro Italia peso del 3,6% della spesa con un +14,9%
Nord est il bio pesa il 4,4% con un +14,1%
Nord ovest quota del 3,5% con un +12,1

Le vendite bio nei supermercati è del +15,8%, negli ipermercati +11,7% rispetto l’anno precedente.

Parlando di prezzi, i consumatori considerano i prodotti bio più cari, ma il divario si annulla parlando di prodotti bio e non, quando si valutano le scelte legate alla salute o alle intolleranze.
In un’altra sintesi, questa volta aggiornata a febbraio 2018, le famiglie e gli stili di vita sono stati divisi in 5 categorie: Traditional, Silver, Mainstream, Low Price e Golden. Questi ultimi sono legati ai prodotti definiti a valore aggiunto in cui ricadono anche quelli con etichetta Bio e certificazioni di sostenibilità.
Nel nostro carrello della spesa dei best seller (GDO) troviamo : uova, gallette di cereali soffiati, confetture e spalmabili a base di frutta, bevande vegetali sostitutive del latte, olio extra vergine da oliva, latte fresco, pasta, frutta secca sgusciata, yogurt intero e biscotti.

Detto questo e sempre a ritroso partendo dal consumatore, ora proviamo a entrare nel mercato e nei consumi dell’agricoltura biologica italiana.

Il mercato del biologico italiano

La stessa fonte ci riporta che in Italia le aziende agricole che coltivano senza sostanza chimiche di sintesi sono 64.818 su una superficie di 1.796.363 ettari pari al 14% di quella agricola totale.

Certamente sono dati importanti che motivano strategie future.

L’Agricoltura.

Ma ora guardiamo a fondo la nostra Italia, prima di analizzare le normative comunitarie e ministeriali che la governano e il quadro degli strumenti che ci porteranno a raggiungere gli obiettivi del Piano strategico nazionale del settore.

Il 17 maggio 2018 esce il report ISTAT su “L’andamento dell’economia agricola”

Attenzione, perché si tratta di sapere esattamente di cosa parliamo e teniamo a mente il nostro 14% di agricoltura biologica.

La differenza tra il valore della produzione di beni e servizi ed il valore dei costi intermedi sostenuti a fronte di tale produzione, viene definita Valore aggiunto ai prezzi base.
Per il 2017 ha registrato una crescita (agricoltura, silvicoltura e pesca) del +3,9%.
Calano i volumi (-4,4%) soprattutto delle produzioni vinicole (-14%) e frutticole (-6%), ma non i prezzi di vendita, che si attestano a +6,2%, mentre in acquisto solo del +1,6%.
L’industria agroalimentare, sempre in termini di valore aggiunto, cresce del 1,2% e scendono i volumi del 1,5%
Altro dato interessante sono le attività secondarie +3,5% che arrivano a detenere il 9% del comparto.

Si tratta essenzialmente di produzioni di energie rinnovabili, fotovoltaico e biomasse, attività ricreative, fattorie didattiche, agricoltura sociale, vendite dirette, produzione mangimi, sistemazione parchi e giardini, agriturismo, attività di trasformazione dei prodotti.

Nel comparto della silvicoltura la flessione è inferiore (-0,8%), a fronte di una stasi delle tagliate forestali, mentre si registra un recupero della raccolta dei fruttiferi dai boschi.
I servizi di supporto forestali hanno segnato una crescita del +3%

Vero è che in Italia abbiamo un’ampia varietà di colture possibili: 168 sono prodotti DOP, 125 IGP, 2 Specialità Tradizionale Garantita (STG), 523 denominazioni dei vini, per un totale di 818 prodotti.

Condizioni climatiche avverse

A causa delle condizioni climatiche avverse, l’Italia ha registrato un andamento negativo delle esportazioni che si sono riversate sulle unità di lavoro, diminuite del 1,2%, aumentate invece del 3% nelle industrie alimentari.
Per effetto delle gelate dei primi mesi del 2017, le elevate temperature estive, la siccità e infine i fenomeni temporaleschi, i nubifragi e la grandine autunnale, la produzione agricola è calata del 2,5%.
Devastante il calo dei cereali (-11,7%) e frumento duro (-16,4%) o mais (-11,6%) Nella frutta le mele (-18,2%).
Chiaramente si sono alzati i prezzi di vendita, dal florovivaismo (+3,1%) all’olio (+26,6%)

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Multifunzionalità in agricoltura
Aggiungiamo che elemento di spicco è la multifunzionalità in agricoltura, per cui l’Italia si pone al primo posto nell’Unione europea.

La produzione di energie rinnovabili, l’agricoltura sociale, l’agricoltura di precisione che prevede un utilizzo ottimale di pesticidi e concimi, consentono agli operatori attraverso un connubio di tradizione e innovazione, non solo di ampliare le proprie opportunità di reddito, ma di dare risposte concrete alla richiesta dei consumatori di prodotti ad elevata sicurezza, nel rispetto dell’ambiente e della biodiversità (cit)

Biodiversità .
La Biodiversità in Italia è a rischio. L’attuale ritmo di estinzione delle specie animali e vegetali è considerato da 100 a 1.000 volte superiore a quello registrato in epoca pre-umana (ISPRA).

Il 75% delle estinzioni è causato da sfruttamento delle specie (caccia, pesca, bracconaggio, e commercio illegale), dalla distruzione degli habitat per fare posto all’agricoltura intensiva, inquinamento e introduzione di specie aliene.

A questo si deve aggiungere un dato rilevante delle indagini ISPRA che aggiorna a 3334 specie aliene di cui 400 invasive.

Cambiamenti climatici
In Italia si aggiungono i cambiamenti climatici.
Per dare qualche dato torniamo in casa ISPRA, che proprio qualche giorno fa esce con una nota di sintesi dello stato di siccità del 2017, che motiva la gestione delle risorse idriche in molte regioni.

Desertificazione
In una nota del 16 giugno il nuovo Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, sottolinea il rischio desertificazione: particolarmente coinvolto il sud, ma vulnerabile anche il centro Italia.
Secondo il Centro Euromediterraneo per i cambiamenti climatici entro fine secolo aumento della temperatura da 3 a 6 gradi, con fortissime precipitazioni e periodi di aridità.

Inoltre stiamo utilizzando il 30% delle risorse d’acqua rinnovabili e disponibili, soglia massima europea 20%.

L’anno scorso il nostro paese si è assegnato il secondo posto dopo il 2001, tra i più “secchi” dell’intera serie di registrazioni dal 1961, con una precipitazione media sotto la norma del 22%.

Dissesto idrogeologico.
Le frane mettono a rischio le regioni della Campania, Toscana, Liguria, Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna con un 2,1% degli abitanti a rischio alto, il 10% a rischio alluvione.

Se diamo un occhiata sulle superfici destinate all’agricoltura biologica di quei 1.796.363 ettari pari al 14% di quella agricola totale ed entriamo nel dettaglio regionale, scopriamo che in testa alla lista ci sono: Sicilia, Sardagna, Calabria, Puglia, Toscana, Lazio ed Emilia Romagna.
Si tratta anche per la maggior parte delle zone a rischio desertificazione, alluvione e dissesto idrogeologico.

Le stesse sono in cui si concentra la gestione operativa della attività rivolte dalla multifunzionalità in agricoltura.Inquinamento delle acque.

Inoltre, per l’inquinamento la nota del 20 aprile aggiorna i dati delle acque superficiali e profonde.
Nel complesso, salgono a quasi 400 le sostanze ricercate in Italia.

Pesticidi.
Nelle acque superficiali, il glifosate, insieme al suo metabolita AMPA, è l’erbicida che presenta il maggior numero di superamenti. Nelle acque sotterranee, 260 punti (l’8,3% del totale) hanno concentrazioni superiori ai limiti.


Alla diminuzione delle vendite però non corrisponde un’analoga diminuzione della frequenza di pesticidi nelle acque.
Nel periodo 2003-2016, infatti, oltre al numero delle sostanza trovate aumentano anche i punti interessati dalla presenza di pesticidi che sono cresciuti di circa il 20% nelle acque superficiali e del 10% in quelle sotterranee.

La ragione va cercata nell’aumento dello sforzo di monitoraggio e della sua efficacia, ma anche nella persistenza delle sostanze e nella risposta complessivamente molto lenta dell’ambiente, in particolare nelle acque sotterranee.
I benefici della diminuzione delle vendite di pesticidi si potranno vedere solo in futuro.
Infine, i piani di monitoraggio vengono redatti sulla base dell’analisi delle pressioni: di conseguenza, i fitosanitari vengono ricercati e molto spesso trovati prevalentemente in corpi idrici a rischio per le diffuse pressioni agricole.

Cosa può fare il biologico? Perché quel 14% della produzione agricola diventa importante, anche se come si è visto, è soggetta alle stesse minacce dell’agricoltura convenzionale?

Intanto in termini di fatturato i 5,4 miliardi di euro mettono il nostro paese al secondo posto in fatto di esportazione mondiale, dopo gli Stati Uniti.

Gli operatori L’azienda agricola biologica è un “agro-eco-sistema” nel quale l’attività dell’uomo si inserisce utilizzando tecniche rispettose della fertilità del suolo, delle singole colture, degli animali e dell’equilibrio ambientale: tali tecniche escludono l’impiego di concimi, fitofarmaci, e medicinali veterinari chimici di sintesi, e OGM. (cit. Sinab)

Uno studio pubblicato sull’International Journal of Current Microbiology and Applied Sciences, i ricercatori hanno prelevato campioni di suolo sia ad aziende biologiche che convenzionali in 11 distretti in India.

I risultati hanno riportato che i terreni coltivati biologicamente presentavano livelli più alti di zinco (+44%) ferro (+21%), rame (+7,5%), magnesio (+6%).

Teniamo sempre presente che il nostro territorio non è l’India, soprattutto se si guarda lo stato delle acque superficiali e profonde già menzionate.
Infatti, ogni anno, in Italia l’agricoltura convenzionale usa 148.651.423kg di pesticidi di sintesi e 5.443.730.700kg di fertilizzanti, equivalenti a 527kg per ogni ettaro di suolo agricolo.

In sintesi, per ogni chilo di prodotti non biologici che arriva sulle nostre tavole sono impiegati più di 50g fra pesticidi e fertilizzanti. (Assobio)

E’ il momento di aprire una parentesi sulla normativa italiana ed europea.

Un po’ di storia
Normativa Europea il Regolamento Europeo di riferimento per le produzioni biologiche è il Regolamento (CE) n. 834/2007. Il nuovo regolamento entra in vigore il primo gennaio del 2009, e sostituisce il 2092/91 introducendo l’estensione della soglia di tolleranza dello 0,9% per le contaminazioni accidentali di organismi geneticamente modificati (OGM) anche all’agricoltura biologica, così come a tutti i prodotti alimentari.
Il Regolamento definisce le norme di produzione, quelle per l’etichettatura e per la certificazione a cui devono adeguarsi gli operatori in tutte le fasi di produzione, preparazione, commercializzazione e importazione di prodotti agroalimentari biologici.
L’assegnazione dei controlli è nell’art. 4, punto 3 del Regolamento CE/882/2004.

All’epoca in Italia, fermo restando altre Autorità che concorrono per alcuni aspetti sulla sicurezza alimentare secondo altre norme vigenti concorrenti, le AC erano: il Ministero della Salute; le Regioni e le Province Autonome; le Aziende Sanitarie Locali.

Il Regolamento CE 765/2008 fissa per la prima volta un quadro armonizzato e regole uniformi per l’attività di accreditamento e la valutazione della conformità in Europa. Ai singoli paesi è delegato il compito di designare il proprio Ente Unico di accreditamento, che operi in conformità alla norma internazionale ISO/IEC 17011.

Con la designazione di Accredia, nel 2009, l’Italia si è adeguata alle norme europee.
Accredia è un’associazione privata senza scopo di lucro nata nel 2009, che opera sotto la vigilanza del Ministero dello Sviluppo Economico e svolge un’attività di interesse pubblico a garanzia delle istituzioni, delle imprese e dei consumatori. Con Accredia l’Italia si è adeguata al Regolamento Comunitario n. 765 del 2008, che fissa le regole sull’esercizio dell’accreditamento in tutti i Paesi UE. Quindi.

Per poter operare, un Organismo di Controllo e certificazione deve dapprima possedere i requisiti che lo rendano conforme alla normativa UNI CEI EN/ISO/IEC 17065:2012. Poi deve essere autorizzato dal Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (MIPAAF) a svolgere attività di controllo e certificazione delle produzioni biologiche, secondo i dettami del Regolamento Europeo 834/07 e della normativa nazionale.

I requisiti di cui sopra non si ottengono con una promozione per sempre; al contrario, sono continuamente verificati da varie autorità (Ministero dell’Agricoltura, ICQRF, Regioni, Accredia) nel corso di controlli e audit annuali a carico di ciascun organismo di controllo.

Oggi il cittadino è spesso di fronte ad una domanda: ” Chi garantisce il mio prodotto biologico“.

La risposta è: ”Le 12 stelle del biologico”, il simbolo-logo che garantisce la certificazione secondo tutti i criteri del biologico. Questo è reso possibile dalla filiera di controllo e alle autorità pubbliche che vigilano: Il Ministero delle Politiche Agricole, le Regioni e le P.A., il Comando dei Carabinieri, le Capitanerie di Porto, la Guardia Costiera.

Qualche nota di passaggio

Nel 2016 viene redatto il Piano strategico nazionale del biologico, approvato dalla Conferenza Stato-Regioni. Obiettivi: uniformare le modalità di applicazione della misura di sostegno all’agricoltura bio prevista dai Psr tra le diverse Regioni italiane” e “indirizzare a favore del settore anche altre azioni previste dai Psr”.

Altra misura, potenzialmente molto utile, è quella che passa per la promozione dell’utilizzo dei prodotti biologici in alcuni servizi pubblici chiave, come la ristorazione ospedaliera e le mense scolastiche.

Con Decreto Dipartimentale n. 631 del 9 aprile 2013 , è stato istituito presso il Mipaaf il Tavolo tecnico permanente sull’agricoltura biologica con funzioni consultive in materia di agricoltura biologica, rientranti nelle competenze del Dipartimento. Il Tavolo, come riportato all’articolo unico del Decreto, è costituito con la finalità di “esaminare, sotto l’aspetto strettamente tecnico, problematiche singole e particolarmente complesse relative alla predisposizione di provvedimenti di carattere generale volti a rendere applicabili le disposizioni nazionali ed europee in materia di agricoltura biologica rientranti nelle competenze del Dipartimento”.

Ultime notizie 2018
Il 21 febbraio 2018 Parte OIP l’innovativa piattaforma informatica per la rintracciabilità nel biologico.
E’ stata presentata a Bologna la piattaforma OIP (Organic Integrity Platform) per la rintracciabilità dei prodotti bio.

Si parte con cereali e granaglie, ma presto prenderà in considerazione anche pomodoro da industria e olio extra vergine d’oliva, tutti prodotti di punta per il biologico italiano.
Il sistema di rintracciabilità informatica dedicata prodotti biologici: cereali e granaglie, riso, pomodoro da industria e olio extra vergine d’oliva. Quando OIP entrerà a pieno regime di funzionamento consentirà di seguire i prodotti biologici dal campo coltivato fino al primo trasformatore. Il progresso non sarà solo una maggiore conoscenza e trasparenza sulla storia dei prodotti, ma anche una maggiore assicurazione contro eventuali intrusioni e illeciti in un mercato regolamentato come quello bio. L’esigenza del sistema di rintracciabilità risponde a quanto richiesto da Accredia, l’uso della piattaforma è operativo dal prossimo 1 Marzo.

Gli organismi di certificazione aderenti ad OIP sono Bioagricert, BIOS, CCPB, Ecogruppo, ICEA, Sidel e Suolo e Salute.

21 marzo 2018, è pubblicato il Decreto Legislativo 23 febbraio 2018, n. 20: Disposizioni di armonizzazione e razionalizzazione della normativa sui controlli in materia di produzione agricola e agroalimentare biologica,

Nel corso della riunione del 22 maggio 2018, il Consiglio UE ha adottato in modo definitivo il testo del regolamento che stabilisce nuove norme in materia di agricoltura biologica.La nuova legislazione si applicherà dal 2021.

Se a questo punto ci chiediamo se funziona il sistema, la risposta è nei numeri.

Nell’anno 2017 ICQRF ha eseguito 53.733 controlli sull’intero sistema agro-alimentare italiano, di cui 40.857 controlli ispettivi e 12.876 analitici.
Gli operatori verificati sono stati oltre 25.000 e i prodotti controllati oltre 57.000. Le irregolarità rilevate hanno riguardato il 26,8% degli operatori, il 15,7% dei prodotti e il 7,8% dei campioni.
I controlli hanno riguardato tutta la filiera agroalimentare: dei 53.733 controlli, l’88% ha riguardato i prodotti alimentari e il 12% i mezzi tecnici per l’agricoltura.
Dai dati emerge che nell’ambito della produzione biologica le irregolarità sono di gran lunga inferiori a quella media del settore agro-alimentare e a quella dei settori in regime di qualità (DOP, DPC, IGP, IGT).

L’entità delle non conformità non è da ritenersi comunque media del settore: ICQRF interviene principalmente su aziende segnalate all’autorità competente dagli organismi di controllo per sospetti di violazione delle norme, oppure a carico delle quali le autorità sospettano comunque infrazioni, in seguito ai risultati dei test analitici svolti nell’ambito della normale vigilanza sui prodotti sul mercato in Italia o all’estero o ad altri motivi.

OGGI
“Fatti, non parole: la Forza, le Risorse e i Valori del Biologico italiano
”.

Un percorso di 8 tavole rotonde di avvicinamento ai grandi temi del Biologico e della Multifunzionalità in agricoltura, organizzate dall’Hub di giornalismo Biodiversity.bio-Fondazione BioHabitat

Ad aprire le danze, le presidenze degli Organismi di Controllo e Certificazione del Biologico associate a Ass.O.Cert.Bio che con il loro operato certificano più del 90% del Biologico italiano, con un volume di affari intorno a 52 milioni di euro, 1.500 tra dipendenti e ispettori liberi professionisti. I soci di Ass.O.Cert.bio certificano 72.000 operatori con 93.000 visite ispettive all’anno.